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La regina delle nevi

Una favola sull’importanza dell’affetto e del coraggio per adulti e bambini di ogni età

Locandina LA REGINA DELLE NEVILa Favola è una garza per ferite della crescita, della continua trasformazione di un essere umano in cerca della propria strada. La Favola è ricerca della realtà che non riusciamo a capire, degli scontri che non vogliamo affrontare; è uno spazio dove si fantastica e si pensa mentre i personaggi fiabeschi ci stuzzicano nei modi più coloriti e sconci.

Liberamente ispirato a LA REGINA DELLE NEVI di H. C. Andreson
adattamento scenico, composizione letteraria e regia Valeria Freiberg
Genere: teatro d’attore, provocazione teatrale, movimento.
Attori: 6
Durata: 65 minuti
Scuole: Materne, Elementari e Medie

SINOSSI

Gli attori raccontano, giocando con il pubblico, la storia dei due bambini Kay e Gherda e la terribile Regina delle Nevi. La celebre fiaba viene reinterpretata come un balocco divertente in cui le maschere, protagonisti di uno spettacolo fantamagorico, prendono vita parlando, combattendo, danzando, per offrire agli spettatori uno sguardo inedito e privilegiato…

Temi della messa in scena:
Lo spettacolo racconta un viaggio, inteso non solo come l’esperienza che la bambina di nome Gherda compie alla ricerca dell’amico Kay, ma anche come percorso interiore, di crescita e costruzione della propria identità: un cammino emotivo che spinge la protagonista ad abbandonare il mondo dell’infanzia per avventurarsi verso l’adolescenza.
Ogni tappa di questo viaggio, ogni incontro che la bimba fa, ha un significato metaforico che aiuta i bambini (spettatori) a rendersi conto che la vera forza si trova solo nei loro cuori, che sono in grado di “affrontare” la Regina delle Nevi da soli!
I bambini e gli adolescenti si possono riconoscere nell’esperienza di amicizia profonda dei due protagonisti dello spettacolo e nel gioco divertentissimo delle maschere che accompagnano Gherda nel suo viaggio.

La Regina delle Nevi (Sneedronningen, del 1844) di Hans Christian Andersen è una delle favole più apprezzate e più amate del grande scrittore danese, una favola, con la quale Andersen ha saputo raccontare e caratterizzare l’indole stessa dell’infanzia, il sublime delle feste invernali, il miracolo di un’amicizia sincera e piena di calore umano, la solidarietà che contraddistingue i cuori dei bambini, l’azzardo e il divertimento delle maschere del carnevale.
Il taglio dell’allestimento è quello di una “narrazione musicale” che ricerca la dimensione sonora della pagina letteraria avvalendosi di voci, musica, atmosfere, per raccontare una favola classica, ma piuttosto come un gioco teatrale e musicale.
Lo spazio della favola è innanzitutto quello di una città innominata, ma che si articola in una moltitudine di sotto-spazi: piazza, boschi, palazzo reale, corridoi, tana dei briganti, ghiacci del Polo Nord… e poi ancora la neve, la nebbia, le luci soffuse di un interno intimo e caldo, le atmosfere di un paese che pure non è nominato, ma continuamente alluso, descritto, additato da qualche riferimento esplicito, o proclamato, di fatto, dall’espressione delle voci degli attori che, parlano, saltando da un danese storpiato ad un italiano alto, arricchito qua e là, dalle sfumature regionali con accenti esplicitamente epici.

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