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Il volo del gabbiano Jonathan Livingston

dal celebre romanzo breve di Richard Bach.

Best seller in molti paesi del mondo negli anni settanta, diventato per molti un vero e proprio Cult. J. Livingston è essenzialmente una fiaba a contenuto morale e spirituale. La metafora principale del libro, ovvero il percorso di autoperfezionamento del gabbiano che impara a volare / vivere attraverso l’abnegazione, il sacrificio e la gioia di farlo. Bach disse che la storia era ispirata da un pilota acrobatico di nome John H. “Johnny” Livingston.
Jonathan è diverso dagli altri, il suo desiderio non è mangiare, ma imparare a volare in modo perfetto. Per questo è rimproverato dai suoi genitori ed escluso dagli altri componenti del suo stormo, lo Stormo Buonappetito, in quanto nessuno capisce la sua passione per il volo, dal momento che volare è considerato soltanto come una comodità per procurarsi il cibo, invece il suo desiderio è quello di trovare il volo perfetto e in poco tempo riesce a compiere acrobazie incredibili, mai compiute da nessun altro volatile. Abbandonato e solo, Jonathan trascorre diversi anni ad esercitarsi nel volo finchè un giorno incontra ad alta quota due gabbiani dalle candide piume…
Un testo tra la fantasia e la realtà di due mondi che cooperano insieme per creare l’uomo perfetto. Un gabbiano che scende su questa terra per imparare a volare e cerca un modo per insegnarlo agli altri. E come avviene in ogni passione, se si raggiunge il traguardo, ci si potrà vedere come dall’alto, come essere su un cielo limpido. Poiché solo con la disciplina, con lo sforzo, con attenzione e con la dinamicità del pensiero, potremmo avvicinarci a quella cosa che trascende il corpo e parla a un’altra dimensione.
La tecnica è affinata, resta il corpo di uccello e l’anima dell’uomo.

Il teatro come forma interattiva di linguaggi diversi (verbale, non verbale, mimico, gestuale, iconico, musicale) si configura come prezioso strumento formativo, multidisciplinare e interdisciplinare, un’importante forma di comunicazione che, rispetto ad altre forme artistiche, possiede una sua tipicità: “l’espressione scenica”, cioè l’interattività tra la rappresentazione e il pubblico.
Chi recita, a teatro, non è solo l’attore, ma anche lo spettatore che “vive” l’esperienza della rappresentazione come se fosse realtà e non una finzione. Credo che il teatro sia un prezioso strumento di crescita per chi lo fa e per chi lo riceve, uno strumento che regala emozioni, immagini, sensazioni.
Tutti, specialmente i più giovani, posseggono già gli “strumenti” per approcciarsi in modo positivo al teatro che può diventare luogo di confronto, di discussione ed elaborazione.
L’obiettivo del nostro lavoro è fare in modo che i ragazzi, stimolati dalla visione della rappresentazione, possano diventare spettatori attivi, incoraggiati al dialogo e allo scambio di idee.

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