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ANTIGONE

La giustizia del cuore e quella della Legge.
Una visibile riflessione sul contrasto tra il mondo degli Adolescenti e quello degli Adulti.

Locandina ANTIGONEDovunque vi siano discriminazioni razziali, lotte di classe, intolleranze religiose, dovunque una minoranza oppressa levi la sua voce a reclamare giustizia, Antigone torna ad assumere il ruolo che da sempre le è stato imposto, quello della giovane eroina che sfida il potere, i regimi totalitari, il nome di una pietas universale che si stende dai fratelli di sangue a tutti gli uomini sentiti come fratelli, superando così ogni ethos tribale – razziale – nazionale.

Liberamente ispirato all’ ANTIGONE di J. Anouilh
adattamento scenico, composizione letteraria e regia Valeria Freiberg
Genere: teatro d’attore, provocazione teatrale, movimento, coinvolgimento attivo degli spettatori
Il taglio dell’allestimento è quello di una “narrazione rituale”
Attori: 5
Durata: 70 minuti
Scuole: Medie e Superiori

SINOSSI
Antigone entra in scena sulle punte, scalza, tenendo in mano un paio di sandali da bambina: non è una fanatica, non è nemmeno un’ eroina in toga antica. E’ una ragazzina fragile, sensibile ed innamorata che contrappone alla pomposità del potere la sua essenza umana, la semplice essenza umana che nessuno, nemmeno il re Creonte possono sottomettere.

Note di regia
La nostra rielaborazione letteraria del mito di Anigone è volta a mettere in evidenza che il dramma si gioca tra le ragioni del cuore, l’importanza dei legami di parentela, dei valori legati alla propria famiglia e le ragioni del potere e della legge. Il dramma è di Creonte (che rappresenta lo stato, il potere, la legge) non meno che di Antigone. Le due posizioni si reggono in equilibrio precario, sul confine di un sottilissimo “distinguo”. In questa versione l’autore trasforma lo spirito dei personaggi, i loro atteggiamenti giocando l’antitesi Creonte-Antigone su toni sfumati fra il tragico, l’ironico e il paradossale. Ricrea il mito di Antigone proiettandolo in un mondo nuovo: facendo entrare lo spettatore nel mondo che conosce davvero, un mondo sospeso fra la globalità ideologica, la disparità di opportunità tra chi governa e detiene il potere e tra chi si barcamena in una complicata esistenza tentando di salvare la propria famiglia ed i propri valori.

Lo spettacolo ha una forma quasi concertistica e i dialoghi filosofici dei personaggi sono privi di una “raffinatezza da salotto”, ma ricchi di una dinamica interiore.
La messa in scena si presenta, dunque, intrisa di ambiguità e precarietà che rimanda a un mondo antico trasfigurato, però, da interferenze del quotidiano. La protagonista della storia Antigone, una fanciulla magra e scontrosa, non particolarmente bella, non particolarmente dotata, si presenta al pubblico come la più contemporanea delle adolescenti, evidenziando perfettamente la figura della ragazzina testarda ed eroica che spera ancora e combatte per la purezza dei propri ideali.
In contrasto con la bellissima e seducente sorella Ismene (metafora di un mondo in cui l’apparire è più importante dell’ESSERE) Antigone appare inquieta e insoddisfatta, desiderosa di affermazione e di consenso.
Le sue ribellioni si iscrivono nell’universo infantile degli impulsi testardi e irrazionali. E’ un Antigone “bambina” che antepone il gesto alla riflessione, ma alla fine, Antigone, con la sua morte assurda e innocente, finisce per prevalere su Creonte, sul potere dell’ipocrisia del mondo degli adulti.

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